11 giugno 2006

Dizionario schmittiano - Lettera L

vers. 1.3 / 8.12.16 / Bottom.
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Analitico -

Capo della Cancelleria
Lammers, Hans Heinrich (1879-1962: a Norimberga, da Kempner, su Lammers viene chiesto a Schmitt di pronunciarsi, di un parere sulla maggiore importanza come capo della Cancelleria del Reich rispetto alla carica di un qualsiasi altro ministro del Reich.  Lammers si laureò nel 1904, fu ricercatore universitario, dopo l’esame di Stato nel 1907 optò per la professione di giudice abbandonando la carriera universitaria. Durante la prima guerra mondiale fu ufficiale al fronte. Nel 1917 perse un occhio; dopo la guerra lavorò al ministero degli interni nei processi tra il Reich e i Länder davanti alla corte suprema del Reich. Elementi fondamentali della sua attività scientifica e saggistica furono, oltre alle sue interpretazioni della costituzione del Reich e della costituzione prussiana, i commenti alla legge sulla Corte Costituzionale del 1921, che egli aveva presentato come relatore nel ministero, e il repertorio delle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Suprema del Reich, di cui curò la pubblicazione insieme con Walter Simons, il presidente della Corte Suprema (Lammers-Simons). Oltre che studioso, Lammers fu impegnato sul piano politico come membro della Deutschnationale Volkspartei e dello Stahlhelm; nel 1932 passò alla Nsdap. Già il 30 gennaio del 1933 Hitler, su proposta di Frick,  lo nominò Segretario di Stato nella Cancelleria del Reich, «perché desiderava per questo posto non un consigliere politico, ma un funzionario di ministero altamente qualificato» (D. Rebentisch). Il 26 novembre del 1937 fu nominato ministro per facilitare, con l’equiparazione ai ministri del reich, il suo compito di coordinamento. Durante la guerra la sua influenza sui procedimenti diminuì; «dalla fine di settembre del 1944 non ebbe più la precedenza per discutere con il Führer gli affari di Stato» (D. Rebentisch). Detenuto dagli americani dall’11 maggio 1945, l’11 aprile 1949 il tribunale militare americano lo condannò nell’ambito del “processo Wilhelmstrasse” a vent’anni di carcere con computazione di quattro anni di custodia cautelare.  In occasione della revisione delle pene delle sentenze di Norimberga, l’Alto Commissario McCloLegalitày ridusse la sua pena a dieci anni e nel dicembre del 1951, dope averne scontati i due terzi, fu rilasciato. La sua attività nella Cancelleria del Reich è analizzata a fondo è analizzata a fondo da Dieter Rebentisch e K. Teppe - (Q112).

Legalità: «Legalità, nel senso dell’effettiva approvabilità e approvazione di quello che fa un regime, significa, nel momento in cui si adegua a tali disposizione, che: i contribuenti continuano a versare denaro, i treni continuano ad andare, la polizia continua a funzionare, l'esercito sa a chi deve obbedire, ecc. La legalità in questo senso è qualcosa di indiscutibile, almeno finché ci si pone da questo punto di vista positivo, positivistico»  (Imperium, p. 133).
Fonte.
Lichterfelde-Sud: vi si trovava nel 1945 un campo di internamento, con “trattamenti brutali”, dove fu tenuto prigioniero Carl Schmitt. Ne parla Duska Schmitt. L’esatta ubicazione del campo era Wismarer Strasse, sul canale Teltow. Carl Schmitt vi rimase dal 31 ottobre 1945 fino a tutto l’anno 1945. È poco noto che poco prima, almeno fino alla fine dei combattimenti, il campo di Lichterfelde-Sud era uno dei campi di internamento dei  650.000 soldati italiani, fatti  prigionieri dai tedeschi in Italia e fuori d’Italia (Slovenia, Croazia, Albania, Grecia, Isole Egeee Eonie, Provenza, Corsica)  dopo l'armistizio firmato da Badoglio l’8 settembre 1943. L’ordine di Hitler del 15 settembre 1943 era: «I soldati italiani che non siano disposti a la lotta afianco dei tedeschi devono essere disarmati e considerati prigionieri di guerra. Chi non è con noi è contro di noi». Essere considerati prigionieri di guerra significava avere le garanzie stabilite dalla convenzione di Ginevra del 1929. Ma già il 20 settembre 1943 Hitler declassò i prigionieri italiani a “internati militari” che non godevano di queste garanzie. Gli ufficiali (stalag) furono separati dai sottoufficiali e dalla truppa (offlag), non necessariamente dislocati in sedi diverse, ma tutti destinati al «lavoro coatto nelle industrie, segnatamente in quelle di produzione bellica ove avevano grandi esigenze di manodopera. La grande maggioranza degli internati fu avviata al lavoro coattivamente, con orari massacranti (10-12 ore giornaliere), in centri industriali, obiettivo primario di bombardamenti aerei alleati, in condizioni di alimentazione e igienico sanitarie di pura sopravvivenza. Il 20 luglio 1944 furono considerati “lavoratori civili”, ma le condizioni rimasero pressoché immutate» (Fonte). || «Solo nella prefazione dell’ediziomne spagnola del 1960 [di Ex Captivitate] egli [CS] menziona le “condizioni straordinariamente dure dell’autunno e inverno del 1945-46” e il “rigido divieto di scrivere” (eccetto lettere mensili ai familiari più stretti) nel campo d’internamento» (Q9).  || Il campo di Lichterfelde Sud era denominato dalla sigla III-D e vi facevano parte anche prigionieri di guerra inglesi, da cui venivano reclutati volontari per comattere a fianco dei tedeschi: vedi Massimiliano Afiero, Britische Freikorps.    || In precedenza, da 26 settembre era stato detenuto al Centro Interrogatori di Wannsee. E poi dall’inizio del 1946 fino al 10 ottobre 1946 fu detenuto al Civil Detention Camp di Berlino-Wannsee, sulla Königstrasse, all'angolo con la Endestrasse.
Londra. - A Londra l’8 agosto 1945 fu stipulata una Carta per la punizione dei principali criminali di guerra da parte del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga. Se ne veda il testo qui, tradotto in italiano,  dal Centro di Ateneo per i diritti umani dell’Università degli Studi di Padova. La successiva legge del Consiglio Alleato di Controllo n. 10 del 20 dicembre 1945 viene poi ad allargare la cerchia degli autori e collaboratori dei crimini previsti nella Carta di Londra. La sentenza del 30.9-1.10 1946 del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga viene poi a precisare e limitare l’àmbito degli autori di «crimini contro la pace».
Amherst College Archive
LOWENSTEIN, Karl (1891-1973).  È sulla base di una sua delazione che Carl Schmitt poté essere arrestato e internato in Norimberga, dal 1945 al 1947, in due distinte fasi. Fu libero docente di diritto pubblico a Monaco nel 1931, emigrò nel 1933. Dal 1936 fu professore ordinario presso l’Amherst College negli Usa. || «Nel novembre del 1945 Loewenstein scrisse un parere per ottenere la condanna di Schmitt come criminale di guerra. Ma questo parere non sortì alcun effetto» (Q. 5). «Sembra che lo stesso Loenstein abbia interrogato Schmitt… È interessante, però, che che Loewenstein non citi mai il nome di Schmitt non citi mai il nome di Schmitt nel corrispondente capitolo dei suoi (non pubblicati) ricordi». || La decisione sull'incriminazione o meno di Schmitt spettava a Robert Kempner, che tuttavia riteneva vani i tentativi di Loewenstein di presentare Schmitt come un criminale di guerra. Loewenstein nel 1945-46 aveva scritto per il governo militare un parere a questo riguardo, ma senza effetto malgrado egli godesse di grande considerazione ed esercitasse notevole influenza. Nell’agosto 1946 Lowenstein ritornò negli Stati Uniti. Nel 1947 in seguito a pressioni da parte tedesca il precedente parere di Lowenstein fu riesumato e Schmitt fu di nuovo interrogato, pur essendo già stato scarcerato ed avendo subito senza titolo dodici mesi di detenzione. Al momento, le fonti a noi note non dicono nulla sulle pressioni da parte tedesca. Risale a Lowenstein la definizione di Schmitt come di un “Papa del diritto”. Il tentativo era quello di ottenere una condanna generalizzata del professori tedeschi attraverso una figura esemplare e rappresentativa che poteva o si voleva individuare in Carl Schmitt. E Loewenstein, un emigrato del 1933, mirava a ottenere questo. Sono più che fondati i sospetti di un suo risentimento che andava alla ricerca di un capro espiatorio, ma Carl Schmitt dopo gli attacchi del 1936 non poteva essere considerato il “Papa” dei giuristi tedeschi. I suoi tentativi di accusare Schmitt addirittura per “crimini di guerra” non riuscirono a sortire effetti perché detti crimini presupponevano fatti e atti concreti che a Schmitt non potevano essere addebitati e caricati.

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