12 maggio 2009

Letteratura italiana online su Carl Schmitt

Versione 1.2
Status: 14.9.13

Valgono per questa raccolta di pagine web italiane su Carl Schmitt le avvertenze già date per le altre sezioni. Si raccoglie ed ordina in una stessa pagina quanto si trova in rete, purché abbia un minimo di attinenza al tema Carl Schmitt. Si omettono mere citazioni di circostanza, senza nessun ancoraggio diretto al testo, come pure ci si astiene da interventi critici su ciò che qui si raccoglie. Eventuali impressioni qui espresse devono essere intese come annotazioni di lavoro piuttosto che un giudizio critico definitivo sul testo censito. Per il Bibliografo è importante avere una panoramica della Wirkungsgeschichte del testo schmittiano, che sembra godere di una strana fortuna, anche quando si vuole “superare” un autore che continua a suscitare dibattito: la Wirkungsgeschichte di un autore termina quando questo autore non suscita più nessun interesse e cade nel dimenticatoi. Se per un verso le categorie schmittiane appaiono meglio rispondenti a dare una spiegazione non ideologica degli eventi tragici che si svolgono davanti ai nostri occhi, ultimo in ordine di tempo il massacro di Gaza seguito dalla disfatta politico-teologica del Vaticano, per un altro verso si accaniscono come non mai contro Carl Schmitt apologeti e propagandisti di regime. Non possiamo tuttavia anticipare interventi critici che ci riserviamo di svolgere altrove. Si tratta soltanto di dare un’indicazione di massima sul carattere generale di ciò che si trova in rete: più interventi occasionali che non studi meditati. Noi però ci siamo qui proposti di fare la più ampia raccolta webgrafica possibile. Ogni osservazione anche critica sarà quanto mai gradita e si avvertono gli autori italiani citati, con i quali non si intende polemizzare, che è a loro disposizione lo spazio Commenti dove possono collocare ogni loro osservazione. Da parte nostra, ormai prossimi al pensionamento, non siamo attirati dalla guerra delle monografie, inflazionando ancor più la repubblica letteraria, mentre invece ci attrae maggiormente, come più utile, la redazione e continuazione degli apparati, che siamo certi possono servire a chi di monografie ne vuol scrivere. La lontananza in questi ultimi anni dalla letteratura su Schmitt e l’avvicinamento alla geopolitica dei nostri giorni, soprattutto quella del Vicino Oriente, ci ha fatto rinascere e riscoprire l’interesse per Carl Schmitt molto di più di qualsiasi più o meno astrusa pubblicazione accademica. La machiavelliana “lezione dei fatti” si rivela più proficua di molti libri volti al superamento e demonizzazione di Carl Schmitt. In una discussa intervista, negli ultimi suoi anni, Schmitt stesso dava la patente di stupidità, indirizzata e pilotata, alle innumerevoli tesi di laurea che venivano assegnate su di lui. E più non si dice.

Sommario: 1. Laura Ferrante: «Jünger e Schmitt - Dialogo sulla modernità di Luigi Iannone». – 2. Andrea Galli: Teologia e politica: il divorzio s’ha da fare. – 3. Europa: “Il ‘politico’ come amico-nemico”. –

Sommario alfabetico: A B C D E F: Laura Ferrante: «Jünger e Schmitt - Dialogo sulla modernità di Luigi Iannone». – G: Andrea Galli: Teologia e politica: il divorzio s’ha da fare. – H I K L M N O P Q R S T U V W Z

Criteri di classificazione: I = Interviste; L = Libri; S = Schede; N = News, annunci di eventi e simili;

1. Laura Ferrante: «Jünger e Schmitt - Dialogo sulla modernità di Luigi Iannone». L 2009. – Si tratta di una scheda bibliografica del libro di Luigi Iannone, Jünger e Schmitt. Dialogo sulla modernità. La modernità vista da due grandi pensatori tedeschi, uscito presso Armando Editore, Febbraio 2009, pagg. 142. La scheda di Laura Ferrante esce du l’Eco di Caserta: «Indagine su due tra i maggiori e più contestati pensatori del ’900. Ernst Jünger e Carl Schmitt, pur avendo fatto parte di quella grande corrente di pensiero anti-moderno che fu la Rivoluzione Conservatrice, hanno avuto come tratto comune l’aver anticipato le trasformazioni e le pulsioni del nuovo secolo. Questi due grandi pensatori tedeschi si sono lasciati alle spalle, almeno da un punto di vista dell’elaborazione teorica, l’esperienza traumatica dei conflitti mondiali e dei totalitarismi e, sin dal primo dopoguerra, sono andati oltre, intercettando le degenerazioni e le fughe in avanti della modernità».

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Erik Peterson, foto del 1938
2. Andrea Galli: “Teologia e politica: il divorzio s’ha da fare”. I 2013. – Estratto: «Lei parla della necessità di superare il concetto di «teologia politica» e di lasciare piuttosto spazio a quello di «teologia della politica»: qual è differenza? «La teologia politica indica la politicizzazione della teologia. È cosa diversa dalla teologia della politica. Molti confondono le due cose ma questo genera solo confusione. Nella teologia della politica il rapporto tra teologia e politica non è immediato, è mediato dalla morale, dal diritto, eccetera. Non c’è identità tra i due momenti. La grazia non coincide con la natura, la città di Dio non è la civitas mundi. Per la teologia politica, al contrario, il teologico si attua attraverso il politico e il politico attraverso il teologico. Con ciò la confusione è totale e il momento teologico diviene funzionale ai poteri del mondo. Come scrive Carl Schmitt: non c’è teologia politica se non ci sono nemici. La teologia politica porta al Dio degli eserciti, a consacrare la potenza dei popoli, non la gloria di Dio. È ciò che è accaduto, dopo l’11 settembre 2001, con l’islamismo radicale, da un lato, e la versione “teocon”, occidentalista e guerriera, dall’altro». Fine dell’estratto. Concordiamo sulla “confusione” e ci riserviamo maggiore analisi e approfondimento. Per adesso dobbiamo procedere il più rapidamente possibile al censimento ed allo smaltimento di una letteratura che si è andata accrescendo negli ultimi anni in cui abbiamo trascurato questo blog, direi non apportando maggiori lumi alla limpidezza del testo schmittiano, che abbiamo tradotto in italiano nell’ormai lontano 1981. La voglia di criticare, demolire, demonizzare questo grande pensatore è in sé quanto mai sospetta. Quanto all’opera di Peterson a Schmitt lascia perplessi il volerla limitare al fatto che Schmitt avesse aderito al nazismo. Non fu il solo (anche Heideggere, Jünger e molti altri) e si tratta pur sempre di una opzione politica in una contingenza storica, quella degli anni 1933-36, durante i quali come è stato acutamente osservato sarebbe da spiegare la non adesione piuttosto che l’adesione ad un nuovo governo che mostrava di saper risolvere tutti i problemi di cui Weimar si era dimostrata incapace e fallimentare. Ma i temi sono complessi e la confusione davvero grande.

3. Europa:  Il "politico" come amico-nemico. S/2013 – La scheda contiene i soliti pregiudizi quando si usa il nome Carl Schmitt. Questo il sottotitolo: « Carl Schmitt è da maneggiare con cura. Ma, depurato del suo aspetto reazionario, è un maestro di realismo politico e uno specchio dello scollamento delle istituzioni liberaldemocratiche. La lezione di Carlo Galli». Mentre non appaiono di qualche utilità le genericità del testo, danno piuttosto fastidio espressioni come “reazionario”, “adesione al nazismo” e simili, mentre lascia perplessi la frase di apertura. «Der Begriff des Politischen (1932) del giurista Carl Schmitt (1888-1985) è un testo celeberrimo, benché non il più importante scientificamente, nella vasta produzione dell’autore». Se infatti, in una disputa che appassionava gli allievi di Schmitt, si volesse dare la palma di “opera più importante” al “Dottrina della costituzione” (1928), questa probabilmente  non avrebbe potuta essere concepita e scritta senza la prima formulazione, nel 1927, del “concetto del politico”. Dai quotidiani, anche online, non ci si devono però aspettare grandi approfondimenti e la superficialità è la loro regola quotidiana. Anche in questo caso si propaga quell’«ostracismo» e quella demonizzazione che nella scheda sembra si voglia giudicare negativativamente.

4. Cacciari a Caserta. N 2013-

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