09 giugno 2007

Due parole sul nazismo di Schmitt

Versione 1.0

Leggo oggi la recensione di Antonino Scalone a Carlo Angelini. Trattasi di un libretto di 41 pagine che non ho ancora visto, pur avendolo ordinato all’editore. Mi limito davvero a due parole riservandomi altrove un più ampio intervento critico, ovvero rinviando alla mia presentazione a “Posizioni e concetti”, dove sono già compresi alcuni dei saggi incriminati. La questione dei diritti è un poco confusa. Non sono io particolarmente esperto o interessato alla materia. Mi auguro solo che i testi che qua e là vedo uscire non impediscano il mio progetto di una raccolta completa di tutti gli scritti maledetti ed incriminati di Carl Schmitt, cioè quelli del periodo nazista, su cui in Francia Zarka si sta dando tanto da fare.

L’osservazione elementare è quanto mai semplice. Schmitt fu un uomo del suo tempo. Gadamer dice da qualche parte che era considerato da suoi coetanei come il più intelligente della loro generazione. A parte i crimini da codice penale, non si può incolpare nessuno per le sue opzioni politiche. In altre parole, dovremmo smetterla di ritornare su questo stantio ritornello del nazismo di Schmitt ed incominciare invece ad interrogarci sulla nostra demonizzazione di un periodo storico travagliato dell’Europa e della Germania.

Solo così, facendo prima noi una nostra autoanalisi, potremo poi occuparci di un periodo della vita e della produzione di Schmitt che resta alquanto limitato nella vita lunghissima e nella produzione scientifica di Carl Schmitt, che visse 97 anni e scrisse per oltre 60. Il nazismo durò 11 anni. L’impegno di Schmitt nel nazismo occupa i primi tre anni iniziali, quando il nazismo era capace di aumentare in misura considerevole per tutti le basse pensioni e di far pagare le tasse ai capitalisti. Adottava cioè quelle misure di cui Weimar si era dimostrata incapace. Pertanto, non dovrebbe riuscire strano che il nazismo riscuotesse un vasto consenso popolare.

Quanto poi alla tesi che l’opera di Schmitt sarebbe intrinsicamente nazista in tutto il suo corpus, presuppone che Zarka ci sappia dire lui cosa il nazismo fu. E rispettosamente ho i miei dubbi che Zarka ci possa dare siffatti. Ma se però fosse come lui dice, allora egli avrà finalmente dato al nazismo quella legittimità e dignità politica che proprio nessuno (pena la galera!) è disposto a rinoscergli, almeno in pubblico. Ed ecco che veniamo al problema della libertà di pensiero. Non credo che ce ne sia tanto e che gli intellettuali di oggi, vivendo in regime di libertà, siano granche migliori e più affidabili di quelli di ieri, che vivevano in condizioni certamente più difficili.

Quanto agli intellettuali emigrati io che sono uomo semplice trovo poco edificante il fatto che siano tornate al seguito delle armate alleato che occupavano e mettevano a ferro e fuoco quella che era stata la loro patria. Se io fossi vissuto in quegli anni ed avessi amato la mia patria al modo in cui Socrate ci insegnò si debba amare la propria patria, non avrei lasciato la Germania o l’Italia, qualunque fosse stata la mia sorte. Non essendo stato capaci del sacrificio supremo a cui è tenuto un soldato chiamato alle armi, io non ritengo che gli “emigrati” abbiano titolo a dare lezioni di etica pubblica a quanti sono rimasti in patria.

Il discredito crescente in cui ogni giorno cade la nostra classe polititica – la Casta – dovrebbe farci giudicare con minore severità le classi politiche del famigerato ventennio, le cui responsabilità che furono costretti ad assumersi vanno forse ricercate altrove. Dovremmo essere capaci di ripensare la storia del XX secolo senza i paraocchi ufficiali che ci sono stati imposti dai vincitori e dalle classi che da allora si sono succedute al potere con mirabile continuità degna della trasmissione nobiliare dei privilegi per nascita. Non per nulla – leggiamo – il nostro Quirinale repubblicano ci costa quattro volte la monarchia inglese!

3 commenti:

  1. Massimo Maraviglia02 luglio, 2007 16:18

    Gent.mo prof. Caracciolo,
    Sono d'accordissimo: è veramente stucchevole questa morbosa insistenza, del tutto priva di senso storico, sul cosiddetto nazismo di Schmitt. Ho scritto cose simili recensendo Angelino e Zarka (assieme) nello scorso numero di Behemoth.
    Massimo Maraviglia

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  2. Ben detto. Purtroppo viviamo ancora in tempi ideologici nonostante lo sbandierato "tramonto delle ideologie". Il fatto che il nazismo fosse, inizialmente, visto come la realizzazione della Rivoluzione Conservatrice - ennesima rivoluzione tradita - non tange i critici fuori tempo massimo e denota come la visione marxista sia tutt'ora prevalente, anche nella cosiddetta "destra", peggio ancora, nell'antitetica "destra liberale". Il fatto e' che Liberalismo e Socialismo sono entrambi progressiti e opposti a qualunque pensiero realmente conservatore, almeno da Burke in poi. Cio' denota proprio il fatto che la visione di Schmitt era giusta, anche se demode'e. Il problema e' realmente la sostanziale differenza tra cultura della Terra e cultura del Mare, che noi continuiamo sommariamente a considerare un tutto unico con il termine "Occidente". In realta' il Tramonto descritto da Spengler e' avvenuto gia' nel primo quarto del Novecento e si e' compiuto ora con il crollo dell'URSS e la conversione della Cina alla filosofia mercatista. Eppure abbiamo sotto gli occhi tutti i segni che mostrano l'inevitabile convergenza delle ideologie progressiste in un progetto politico fondamentalmente mondialista... La scomparsa degli Stati nazione, porta con se', inevitabilmente la scomparsa degli Stati di diritto, quindi, del Diritto stesso. A mio avviso,cio' avviene con l'istituzione del Processo di Norimberga che ha compiuto i tempi realizzando l'antico progetto anglosassone di processare il Kaiser dopo la fine della Ia GM. L'unica differenza fu nel fatto che la mano passo' da UK ad USA, ma, sostanzialmente, il risultato fu identico. Non a caso, lo stesso gen. Montgomery ebbe a dire che dopo Norimberga, ogni guerra si sarebbe conclusa con un processo per "crimini di guerra" che sarebbe stato un abominio giuridico secondo il vecchio modello giuridico. Diciamo pure che si tratto' del "Tramonto del Diritto" e dell'Occidente con esso. Ma, dopo 60 anni, siamo ancora qui a parlare di "Mali assoluti"...

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  3. Gentile Prof.Caracciolo, le scrivo per segnalarLe l'apertura recente di un blog-rivista, con cui spero il suo lavoro sul web possa tenere contatti.
    Propongo uno scambio di link.
    Può visitare la pagina:
    http://moscasulcappello.blogspot.com
    Spero si possano trovare spunti per una collaborazione.

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